116 - MaStEr - Anno 1452, 16 Mirtul - Costa della Spada, Baldur's Gate (città esterna)

 




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Pom fece strada e si diressero verso la stanza sul retro, un locale indiscreto, probabilmente adibito ad ufficio personale. "Siediti pure lì" con il tozzo dito indicò due robuste sedie sistemate sopra quello che sembrava uno comodo tappeto. In mezzo alle due c'era un piccolo tavolino, sul cui piano appoggiava una pila di libri. "Sai, quando finisce la giornata e mi chiudo dietro la porta del negozio, mi piace stare ancora un pò qui, con i miei libri e la pace del silenzio". Tiro' fuori dalla sua tasca una vecchia pipa, ci mise un pò di tabacco e poi l'accese. "Ed ora dimmi...come sta il vecchio testa vuota e quella orribile miniera che chiama casa?" Rise di gusto ma il fumo aspirato nel frattempo gli provoco' qualche colpo di tosse. "Maledetto tabacco...tanto è buono quanto è veleno! eheh...". Una volto ricompostosi gli chiese cosa aveva spinto il suo vecchio amico a rivelare loro quella frase in codice e perchè desiderassero rivolgersi a lui.

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Su indicazione data dal buon Shamano e per evitare noiose ripetizioni del racconto, qui confermiamo che Variz raccontò per filo e per segno tutto quello che successe, non tralasciando nessun dettaglio, mentre Pom ascoltava attentamente le sue parole. Successivamente gli ho poi chiesto di fare un tiro di percezione su Morgran ed il stupefacente risultato di 20 ha determinato tutta la sua elaborazione di quanto segue...

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Intanto all'interno del negozio, il cliente afferrò il pacco e dopo averlo pagato uscì in strada con l'espressione visibilmente soddisfatta per il suo nuovo acquisto. Morgran, dall'alto della sua postazione favorevole, osservò attentamente tutta la scena e lo seguì con lo sguardo fino a quando non ebbe svoltato l'angolo. Riportò poi giusto in tempo l'attenzione all'ingresso della bottega per vedere entrare due avventori umani, uno decisamente più corpulento dell'altro, anche se questo particolare fu difficile da determinare con certezza a causa degli ampi mantelli che tutti e due indossavano. Morgran cerco' su di essi qualche simbolo che potesse ricondurre a qualche fronte d'appartenenza ma non ne trovò. Vide poi che i due si avvicinarono al garzone, il quale pareva conoscerli, almeno in base al modo con cui interagiva con loro. Dopo qualche scambio di parole però, l'espressione del garzone cambiò e si fece nervosa. Iniziò a gesticolare con forza, anche se in qualche modo pareva voler controllare la propria foga. I due non fecero nemmeno una piega alle sue presunte lamentele ed anzi: quello più corpulento mise con fare minaccioso un dito teso sotto il suo naso ed accompagnò tale gesto con qualche parola uscita a denti stretti. Il piccolo garzone quindi, presumibilmente spavento, smise di proferire parola e rivolse lo sguardo altrove, quasi rassegnato. A questo punto, i due dal mantello rivolsero la loro attenzione verso il corridoio e iniziarono a muoversi con passo attento verso quella direzione.

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Mi fermo qua...la situazione sembra promettere scintille. Da qui in avanti ed alla fine di ogni mio paragrafo, indicherò il tempo mancante per Perla: adesso siamo a poco meno di un giorno e mezzo.

Alla prossima!!




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